La parte più bella del viaggio non sempre è il viaggio


Il sentiero nella foresta © Markus Schreiber

Una delle cose che sono cambiate in questi due anni è sicuramente il tempo che passo fuori casa per lavoro, una cosa che prima non mi pesava affatto ma che ora inizia a farsi sentire in termini di stanchezza fisica e mentale.

Intendiamoci non è il lavoro in se, quello va bene e mi piace… è il viaggio. Sicuramente chi ha coniato la frase “la parte più bella di un viaggio è il viaggio stesso” aveva il lavoro sotto casa oppure era in vacanza perenne.

Questo perché quando sei in vacanza il viaggio diventa un’esperienza affascinante per crescere, conoscere ed arricchirsi di cose nuove. Il viaggio che faccio tutti i giorni io è più simile ad una roulette russa, un continuo sfidare la vita con gente inetta incapace di portare il mezzo che sta guidando, su una strada sempre uguale che ormai non sa più di scoperta ma solo di condanna.

Se potessi avere una monetina per ogni volta che ho schivato la morte su quella strada, potrei anche smettere di andare a lavorare e forse è proprio questo il punto.

La qualità della mia vita si è abbassata, il tempo a disposizione è sempre meno e la posta in gioco per tutto questo è alta. Il tutto per un ritorno economico sopra la media sicuramente, ma ne vale la pena?

Sono pienamente cosciente che nessuno mi restituirà mai il tempo perso, che ogni volta che torno tardi ho perso momenti che non riavrò mai più, per non parlare di quel senso di colpa per non esserci sempre che aleggia nell’aria e che vorrei far sparire.

Voi vivreste così per pochi denari in più? Io no. Forse è il momento di cambiare.

Il Lupo

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